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LittleFostex

Introduzione

Questo è un progetto di parecchio tempo fa,  periodo in cui volevo fare qualche prova con altoparlanti full-range; avevo utilizzato qualche componente di derivazione car per realizzare casse economiche, e mi aveva colpito la coerenza dell’emissione e l’immagine che si era rivelata sempre piuttosto buona (in rapporto alla provenienza degli altoparlanti).

Ho cominciato a interessarmi della gamma Fostex: dai pareri trovati in rete sono altoparlanti dotati di un discreto rapporto qualità prezzo, con in più il vantaggio di poter trovare tanti progetti, da quelli consigliati da mamma Fostex a quelli più fantasiosi; ho acquistato quindi una coppia di Fe 107, un po’ perché preferivo un modello di piccolo diametro, un po’ perché era il modello che costava meno… dopo poco è uscito il modello successivo, l’Fe 107E, con parametri simili ma un cono differente che dovrebbe migliorare la resa in gamma alta. Rispetto ai forse più comuni Fe 103 (ed Fe103E ) la serie ‘7’ è quella dedicata ad un utilizzo audio-video; utilizza gli stessi coni (alla faccia di chi dice che la serie ‘3’ suona meglio in gamma alta), un magnete schermato e differenti parametri ottimizzati per un utilizzo in bass reflex.

Il fatto di scegliere un modello di diametro ridotto consente di privilegiare la dispersione rispetto alla capacità di riproduzione delle basse frequenze. I maggiori limiti dei modelli di dimensioni maggiori, secondo me, stanno più nell’eccessiva direttività dell’emissione, decisamente elevata, piuttosto che nella mancanza di alte frequenze. Questa seconda carenza può essere ovviata dall’utilizzo di un buon supertweeter; aumentare la dispersione richiede un tweeter, piuttosto che un supertweeter. Il risultato si avvicinerà maggiormente ad un classico 2 vie piuttosto che al cosiddetto “largabanda aiutato”.

Comunque io ho fatto la mia scelta, che non è detto essere la migliore ma che comunque è motivata dalla decisione di sfruttare la maggiore dispersione propria di un altoparlante di piccolo diametro, aiutando le carenze in bassa frequenza con l’ausilio di un buon subwoofer o di un valido woofer.

Il classico esempio della coperta troppo corta è particolarmente vero per i largabanda; il vantaggio di utilizzare un tale altoparlante è basato principalmente dalla coerenza di emissione in quella banda audio che è sempre stata molto importante, che è quella che riguarda in modo particolare le voci, sia maschili che femminili. Un classico 2 vie ha in genere un incrocio intorno ai 2500hz, una frequenza nella quale un cambiamento dell’emissione dal woofer al tweeter può diventare evidente. Un 3 vie è avvantaggiato dal fatto che le frequenze centrali vengono riprodotte da un unico altoparlante, qundi si riporta una coerenza di funzionamento più simile al largabanda con il vantaggio di una estensione maggiore alla basse ed altre frequenze. La controparte ovviamente può essere di ordine economico (si tratta di acquistare pur sempre 3 altoparlanti) e una certa difficoltà nel realizzare il filtro tra wooer e mid per evitare una impedenza risultante troppo bassa, rotazioni di fase elevate e quindi una pilotaggio difficile da parte dellìamplificatore.

Un largabanda può essere,  a mio avviso, visto come un midrange la cui gamma di funzionamento è piuttosto “allargata” in alto ed in basso, dotato di una membrana molto leggera adatta a seguire i segnali musicali con rapidità. Un aiuto alle frequenze adiacenti può non essere “disdicevole”, lasciando all’altoparlante la maggior parte della gamma da riprodurre ed intervenendo solo dove le carenze diventano macroscopiche. Resta, almeno nei full range di piccolo diametro, una leggerezza anche nelle frequenze intorno ai 100-150 hz, quindi al di fuori del funzionamento della gamma del subwoofer, una certa mancanza di linearità che per qualcuno è inaccettabile, per altri fa parte del suono affascinante di questi oggetti e rappresenta un prezzo pagato volentieri a fronte della coerenza, ed un suono un po’ sparato verso le medio-alte  frequenze.

La linearità non è un parametro che è tenuto con la stessa considerazione tra i vari produttori di altoparlanti, i famosi Diatone e Pioneer sono altoparlanti dalla bassa efficienza ed elevata linearità, i Lowther sono famosi per le risposte in frequenza “aguzze” in gamme media (tanto che l’utilizzo preferenziale è quello in diffusori a tromba, che equalizzano la risposta finale), i Fostex sono generalmente più lineari, ma non tutti: alcuni modelli più grandi sono progettati per essere utilizzati con un caricamento a tromba. I Supravox rappresentano delle vie di mezzo tra linearità ed efficienza.

Alla fine la scelta dei piccoli Fostex per me è stata relativamente obbligata, visto che in ogni modo era sostanzialmente il mio primo approccio a quest’affascinante mondo, garantivano una discreta linearità e dispersione,  e se si fossero rivelati poco interessanti (almeno per i miei gusti) avrebbero occupato poco posto in qualche cassetto…

In ogni caso, per farsi un’idea della popolarità di questi altoparlanti è sufficiente fare una ricerca con Google con i termini “Fostex Fe107”, oppure “Fe 103”, un altro modello dalle caratteristiche relativamente simili.

Ad oggi la gamma è leggermente cambiata ma comunque ci sono altoparlanti interessanti; sia in gamma Fostex che da altri produttori.

Il progetto

Sul sito Fostex ci sono due casse consigliate  per l’Fe107E: una in Dcaav, con tre altoparlanti da utilizzare come canale centrale (non a caso il magnete è schermato); l’altra è un classico bass-reflex, circa 6 litri accordati a 90 hz. Questa cassa è simile a quella consigliata anche per l’ Fe107.

Ma come, con un full-range ci vuole un Tqwt od una tromba! Il bass reflex è sempre molto denigrato, soprattutto quando si parla di altoparlanti di questo tipo. In realtà, se ben progettato, il bass reflex può essere sempre valido. Le critiche che sono fatte sono in genere legate al basso troppo “rimbombante” e lento che produce, e alla sporcizia sonora che esce dal tubo di accordo. Entrambi gli effetti sono dovuti ad una progettazione poco accurata, soprattutto quando punta alla riproduzione della frequenza più bassa possibile. Non voglio dire che il bass-reflex sia il miglior tipo di caricamento: ognuno ha pregi e difetti, che devono essere sempre considerati, e dipende anche dal tipo di altoparlante utilizzato: le trombe per bassa frequenza ad esempio hanno in genere una lunghezza non indifferente, che comporta una differenza della distanza che deve essere percorsa dal segnale; un altoparlante montato in Tqwt risente di una escursione non indifferente del cono, che per nel caso del Fostex è pari a 0.35 mm… Occhio quindi a cosa si sceglie, e occhio soprattutto a chi spara a 0 su un tipo di caricamento piuttosto che un altro, la verità non è sempre da una sola parte (anche perché altrimenti non si capisce perché esistono tanti tipi di caricamenti diversi, se ne esiste uno meglio degli altri..). In rete si trovano tanti siti con caricamenti in bass-reflex, alcuni veramente esigui, altri sovradimensionati: soprattutto nei siti giapponesi questi altoparlanti sono piuttosto popolari. Spesso sono utilizzato in campo audio-video, come consiglierebbe anche il magnete schermato: occhio a non abbinarli ad ampli di bassa qualità, però, il risultato ne risentirebbe pesantemente.

Qui sotto riporto il grafico della risposta in frequenza riportato sul sito Fostex:

Si nota una gamma alta  in evidenza, cosa che si conferma anche all’ascolto. La risposta a 30° è molto più lineare, cosa che suggerisce di disporre gli altoparlanti non angolati verso il punto di ascolto, ma praticamente paralleli. Devo dire che il suono risultante è più equilibrato, e la profondità della scena non ne risente molto.

In basso la curva va rapidamente a decrescere, cosa che preannuncia una gamma bassa non molto possente.. c’è da dire però che comunque il suono che esce non è esile, comunque o l’ambiente è piccolo oppure è consigliabile l’utilizzo di un buon sub per avere una resa valida su tutta la gamma audio.

 

Questi sono i parametri forniti dalla Fostex; si nota l’Xmax di 0,35mm (rimasto invariato anche sul nuovo modello), la potenza  nominale esigua, unita però ad una efficienza media superiore ai 90 db, cosa che consente una sonorizzazione senza problemi di ambienti di dimensioni non elevatissimi.

 

Inseriti i parametri in Audio for Windows, ho simulato un caricamento in bass reflex da 6 litri circa, accordato però per la linea tratteggiata a 90 hz, con la linea continua a 80. L’accordo a 90 hz rende più ricco il suono verso i 100-110 hz, in modo da far sembrare la cassa un  po’ più “grande”, mentre l’altro risulta essere più lineare e più asciutto, con un guadagno di qualche db verso gli 80hz; una possibilità è quella di utilizzare i tubi di accordo di lunghezza variabile per consentire di valutare i due risultati, visto che il volume resta uguale e cambia solo la lunghezza del tubo.

Come detto, Fostex consiglia una cassa di 6 litri circa, con un tubo di accordo di 5 cm per 9,3 di lunghezza. Considerato anche l’ingombro dell’altoparlante, del tubo e l’aumento virtuale del volume dovuto all’assorbente, il risultato è di circa 6,5 litri, con un accordo a circa 83 hz, quindi simile a quanto simulato.

Qui sotto qualche foto della realizzazione: come si vede ho optato per il posizionamento del tubo nel lato inferiore, per evitare che escano suoni sporchi dal tubo stesso. Per le dimensioni mi sono mantenuto sostanzialmente su quanto indicato dalla Fostex, solo un’altezza inferiore di qualche centimetro e una profondità maggiore per mantenere il volume inalterato.

La cassa è costruita in mdf da 16mm e rivestita in multistrato da 4mm; in questo modo si ottiene un insieme piuttosto “sordo”, grazie anche alla presenza all’interno di uno strato di antirombo per auto in fogli autoadesivi (si trovano nei negozi di accessori per carrozzerie). Tali fogli costano poco ma hanno una capacità notevole nello smorzare le vibrazioni. Tra le due pareti laterali ho inserito successivamente una traversa di congiungimento, riducendo ulteriormente le vibrazioni e ottenendo una cassa che, grazie alle dimensioni contenute, non colora il suono dell’altoparlante. Da prove effettuate ho notato che le traverse tra pareti opposte rappresentano uno dei modi più efficaci per smorzare la cassa.

All’interno ho utilizzato degli avanzi di poliuretano e assorbente acrilico, riempiendo più o meno il volume ma assolutamente senza pressare il tutto. La presenza di assorbente è fondamentale per evitare che le risonanze interne tornino indietro e vadano a colpire la membrana del cono, colorando il suono. È una situazione da evitare per tutti gli altoparlanti, a maggior ragione per i largabanda, dotati in genere di membrane molto leggere e quindi molto sensibili a situazioni simili.

L’estetica attuale è già variata leggermente rispetto alle foto che riportate visto che ho riscartato e riverniciato le casse togliere un  po’ di imperfezioni. Gli spigoli sono fatti da listelli 5×5 mm incollati e successivamente smussati e scartati accuratamente. Un lavoro che richiede una certa pazienza, ma che ripaga per la rifinitura che ne viene fuori, visto che nasconde il “lato brutto” del multistrato. Una grande mano la dà la fresatrice, che permette di creare in maniera abbastanza semplice gli scassi per accogliere i listelli; in assenza di questa è necessario lavorare il multistrato in maniera molto precisa in modo da creare gli scassi dagli spigoli; la foto seguente chiarisce un po’ l’idea che ho cercato di esprimere a parole:

La finitura è ottenuta semplicemente utilizzando dell’impregnante color mogano  finitura satinata acquistato da Brico star, con l’utilizzo di uno stucco per legno colorato per tappare alcune imperfezioni. Con il classico senno di poi avrei utilizzato prima un turapori per limitare l’utilizzo dell’impregnante, con il vantaggio che le zone stuccate ( o quelle con qualche goccia di colla) diventano meno visibili. L’importante è anche carteggiare molto bene con carta vetro fine,  senza eccedere con l’uso di quella grossa visto che la base è multistrato quindi già abbastanza liscio di suo e piuttosto fine come spessore.

Qui di seguito qualche immagine della realizzazione:

Davanti:

Dietro:

Sotto, con il reflex e i piedini di supporto Ikea:

 

In compagnia con l’amico dei bassi…. il sub Trentino di Tnt Audio

 

Giudizio finale

Il suono è piacevole, non è esile benché leggermente sbilanciato sugli alti. Chi è abituato a casse molto lineari e ed equilibrate penso che non piacerà come suonano queste Fostex. I difetti si trovano in una gamma bassa non estesa, una gamma alta non certo dettagliata come con un tweeter di razza ed una presenza eccessiva in gamma medioalta. La particolarità è che, pur con questi difetti, le Fostex ripropongono la musica in modo piacevole, naturale, realistica, che invoglia (almeno per me) ad ascoltarla. Buona la sensazione di dinamica, che midbass con coni più pesanti non danno. Ottima la resa olografica, a patto di rimanere nel punto di ascolto privilegiato: i fullrange sono piuttosto direttifi ad alta frequenza.

Adatte sicuramente a piccoli ambienti. Per i grandi, o per una spinta maggiore: Sub (o solo Woofer) e tweeter di accompagnamento…. vediamo che ne viene fuori

Ri-pole Subwoofer

Introduzione

Questo vecchio progetto è basato su due bei woofer Eminence Alpa 15 e sfrutta un’emissione dipolare. Il problema principale di realizzare un subwoofer con emissione dipolare è legato al fatto che il pannello che separa le due emissioni, anteriore e posteriore, dovrebbe essere di dimensioni piuttosto “importanti”, visto che la lunghezza d’onda a 30hz è superiore agli 11 metri. per cui evitare il cortocircuito acustico è ovviamente impossibile (a meno di non avere una bella casa grande).

Per ridurre un po’ le necessità, in questo caso si usa una struttura ripiegata, con i woofer affacciati l’uno verso l’altro, che comunque mantiene il principio di emissione dipolare con un’emissione anteriore ed una posteriore.

Il vantaggio di una struttura fatta così è che permette di:

  • ridurre gli ingombri (il pannello è equivalente ad una larghezza di più di 200 cm)
  • avere una forma più gestibile
  • avere una struttura più rigida
  • il fatto di avere delle aree di emissione leggermente più piccole della superficie dei woofer, consente di estendere leggermente la risposta in basso, avere un effetto passabasso maggiore, a discapito di una efficienza leggermente peggiore.

Realizzazione

I woofer usati, gli Eminence Alpha 15, sono da considerarsi dei woofer puri e non dei veri subwoofer; hanno un qts molto alto, che permette di essere impiegato in casse chiuse ad alte perdite. Questa caratteristica permette di pensare di utilizzarli anche in un dipolo, anche se con molte limitazioni.

 

 

Ovviamente Fs di 40hz, xmax di 3,8mm non consentono di aspettarsi una prestazione entusiasmante, magari forse verrà fuori più un woofer di rinforzo, che un sub, vedremo comunque.

La struttura è realizzata nel classico Mdf da 19mm; la larghezza dei due laterali è esattamente pari alla profondità dei cestelli dei woofer, in modo da irrobustire la struttura. I magneti infatti restano fuori ed una guarnizione posta sul cestello garantisce la tenuta. Gli altoparlanti sono collegati tra di loro da 4 tiranti fatte da barre filettate da 6mm;  in questo modo l’accelerazione dei due coni, che “spingono” in direzioni contrarie, si compensa.

La struttura prevede solo un pannello superiore; la parte inferiore non è prevista, ma il suo compito viene svolto dal pavimento (una guarnizione posta sotto consente, più che altro, di mantenere ferma la struttura, visto che non c’è una pressione da contrastare).

Il pannello di Mdf aggiunto dietro serve per tappare il buco previsto per l’amplificatore, un classico Ciare Ysa100, poi sostituito da uno esterno.

Misure

Il sub è misurato a confronto con un sub autocostruito, munito di un woofer da 22 cm della vecchia serie “Tec by Vifa” in cassa reflex. L’amplificazione utilizzata è la stessa, tramite un modulo Ysa100 della Ciare. Si tratta di una misura piuttosto empirica:  è stato utilizzato lo stesso ambiente senza però cercare la posizione ottimale per entrambi i sub; la misura è stata eseguita in campo lontano, dalla posizione di ascolto, filtrandola ad 1 ottava.

Tramite il passabasso incorporato nell’amplificatore, sono state fatte due misure, una con il filtro a 50hz e l’altra regolato a 120hz (i due valori massimo e minimo del filtro. Le curve gialla e grigia, a livello più alto, sono ottenute con il sub Tec.
La curva fucsia e rossa, le 2 più basse, sono ottenute con il sub a dipolo con i 2 Eminence.

In ogni caso si può notare che, a parità di regolazioni e di impedenza degli altoparlanti, il livello risulta più basso di più di 20 db, nel caso del sub a dipolo; mentre l’estensione verso le basse frequenze la situazione è simile, con i 30 hz che sono presenti a, indicativamente, –3db.
Questa valutazione non è volta allo studio delle massime performance ottenibili dal dipolo, quanto alla stima delle differenze quantitative che ci possono essere con un subwoofer tradizionale. Ciononostante, nella curva intermedia, di colore  arancione, si misura il livello del sub a dipolo aumentando al massimo i livelli, tenendo un limite di sicurezza dell’escursione massima dei 2 woofer.

Conclusioni

Il livello, di pressione massima ottenibile non è elevato, causa la limitata escursione del cono; l’estensione invece non è male, potrebbe andare per un ascolto musicale o ht “moderato”; c’è da dire che comunque un po’ d’aria viene comunque spostata, vista la superficie dei coni.

A mio avviso potrebbe essere una scelta da intraprendere pensando a realizzarne (almeno) una coppia; le dimensioni non sono eccessive, visto che si parla di un cubo di 40cm di lato, mantenendo comunque una emissione dipolare, da abbinarsi ovviamente a altoparlanti di analoga tipologia.

Centrale

 

Introduzione

Questo altoparlante nasce con l’esigenza di occupare uno spazio ridotto senza perdere in qualità di riproduzione e capacità di gestione del messaggio sonoro. Lungi dalle restrizioni imposte da sistemi Bose e simili, si sfrutta la stessa metodologia di lavoro ipotizzata anche per altri altoparlanti, ovvero:
– utilizzo di woofer di dimensioni medie
– cassa di dimensioni ridotte
– utilizzo della parete posteriore come aiuto per la gamma bassa
– utilizzo di un subwoofer per estendere l’emissione fino ai 30 hz.

L’utilizzo di un woofer da 16.5, come in questo caso, prevederebbe l’utilizzo di una cassa con un volume generalmente attorno ai 20 litri, posizionati in maniera classica. Qui il volume viene ridotto drasticamente, con una cassa le cui dimensioni esterne sono 52x18x10.5, fino a circa 6 litri complessivi (a cui vanno tolti i volumi occupati dai componenti), il che però garantisce un’ottima rigidità strutturale, assumendo forma, proporzioni e peso più di un grosso mattone…
La dimensione del woofer è stata scelta per garantire comunque una discreta efficienza, tenuta in potenza e corpo alle medio basse, meglio ancora sarebbe stato un 20 cm ma avrebbe richiesto qualcosa in più sul fronte del volume e un incrocio con il tweeter più critico; il 13 centimetri sarebbe stata l’alternativa più naturale, perdendo qualcosa solo in tenuta in potenza .

C’è un ulteriore vantaggio: le frequenze ricoperte tra subwoofer e woofer possono essere ben distinte e non sovrapposte; il passa alto diventa più ripido rispetto a quello di una cassa chiusa ma resta il vantaggio dato dalla cassa chiusa di escursioni contenute dei woofer.
Da qui nasce il progetto di questo centrale, che riunisce un pò di queste ipotesi di lavoro; niente di particolarmente innovativo, ma è importante che alla fine il risultato sia quello giusto.

Il Progetto

I Woofer

I componenti utilizzati sono quindi 2 midwoofer della Dayton Audio, modello Dc130Bs, da 13 cm di diametro e 4 ohm di impedenza ciascuno, economici ma ben costruiti;


Sotto ci sono i parametri T&S per la simulazione tramite Winisd o altri strumenti adatti allo scopo.

Adesso si trova solo il modello schermato:

Dayton Audio – DC130BS-4 5-1/4″ Classic Shielded Woofer 4 Ohm

dai parametri sovrapponibili.

Il Tweeter

Il tweeter scelto è un Tangband 25-1166sj, con cupola da 1 pollice e camera di risonanza posteriore; sono modelli anche questi economici ma dalle buone caratteristiche, tra le altre una bassa frequenza di risonanza.

 

 

Ad essi è stata abbinata una guida d’onda Monacor, la Wg300, utilizzata propriamente o impropriamente in molti progetti:

Va da se che la guida d’onda non è assolutamente studiata per il tweeter in oggetto; è necessario verificare, con delle misure, se il risultato è soddisfacente, anche perché la Monacor Wg300 ha un andamento particolare nella prima parte della guida che può modificare pesantemente la risposta in frequenza.
Perché non usare direttamente la guida con il suo tweeter Monacor Dt300? Perché l’andamento complessivo ha un piccolo calo nel range intorno ai 1200-1700hz, cosa che complica un po’ la realizzazione del crossover. Mentre il Tb indicato ha invece una bella risposta estesa, e sarebbe un componente di qualità se non fosse per l’aspetto “plasticoso” e per un eccesso di risonanza intorno ai 10000 hz che rende alcune note un po’ taglienti, in particolare i violini; niente di non correggibile con una “cellettina” RCL per compensare la risonanza; inoltre l’uso della guida corregge già molto questo difetto.
Il fatto di cercare di incrociare il tweeter al d sotto della “frequenza di taglio” della guida non è cosa buona e giusta, ma in questo (ed in altri) progetto l’abbiamo fatto per ottenere il risultato voluto.
Guida e tweeter verranno fissati tramite una piccola flangia di mdf.

Il volume della cassa

L’ipotesi

Per quanto anticipato prima, è stato deciso di utilizzare una cassa poco profonda per essere attaccata al muro, appesa sotto al televisore (si parla o no di Ht?); ma poi ci sarà una gamma bassa sufficiente?
Dovrà essere verificato; il mettere una cassa attaccata alla parete fa si che la gamma bassa viene emessa in un semispazio; se teoricamente si mettesse in un angolo avrebbe l’emissione ridotta ad una un ottavo di sfera.
L’emissione in un semispazio comporta che non sia presente un’emissione posteriore che si riflette sulla parete posteriore e raggiunge il punto di ascolto con una fase differente rispetto all’emissione principale; il vantaggio non è solo per quella frequenza per cui si ha una cancellazione totale, ma per tutte quelle per cui le fasi differiscono per cui si ha una parziale attenuazione; evidente sulle frequenze la cui lunghezza d’onda è maggiore della distanza dal punto di ascolto.
In parole semplici, quella che è l’emissione posteriore viene emessa completamente in avanti ed in fase con l’emissione anteriore.

La simulazione

Definita questa cosa, si può cominciare ad utilizzare Winisd per simulare l’andamento della gamma bassa. I woofer utilizzati sono adatti per un uso reflex; in questa situazione si utilizza però una cassa chiusa di circa 6 litri, praticamente poco più che la dimensione minima necessaria per contenere altoparlanti e filtri!

 

 

La risposta gialla è in cassa chiusa; in grigio è stata simulato anche una cassa reflex, con circa stesso volume e con un accordo sui 50 hz. Si nota che si guadagnano così un paio di db sui 100 hz, dati dal tubo reflex; ovviamente c’è un minimo di ritardo di gruppo in più, mentre la tenuta in potenza riflette la presenza del reflex: il cono sta quasi fermo alla frequenza di accordo, ma sotto tale frequenza  l’escursione aumenta tantissimo.

Conclusione

Trattandosi di Home Theatre, segnali sotto i 50 hz ce ne sono ovviamente parecchi: se l’amplificatore è dotato di un passa alto, allora può meritare ipotizzare l’utilizzo della cassa reflex al posto di quella chiusa. Se non fosse presente un passa alto, si riduce la tenuta in potenza rischiando di aumentare eccessivamente la distorsione.
L’altro punto degno di attenzione è la quantità di assorbente contenuto nella cassa: dovendo riprodurre anche le medie frequenze, è necessario abbondare per non rischiare di trovarsi un suono un po’ troppo scatolato. Considerate le dimensioni limitate, strette e lunghe, si rischia che l’assorbente chiuda eccessivamente il condotto reflex riducendo in maniera sensibile il vantaggio (e riportandolo a metà tra una cassa chiusa ed un accordo Variovent). Sulla cassa chiusa invece non ci sono grossi problemi, potendo così aggiungere la quantità necessaria di assorbente in tranquillità, scelta che alla fine è stata perseguita in questa situazione.

Il risultato, è un centrale con buona estensione, dispersione controllata, con valida intellegibilità delle voci data dalla combinazione di woofer “piccoli” e tweeter con guida d’onda: il tutto con uno spazio occupato relativamente basso… grazie alla parete!